lunedì, 24 ottobre 2005

visioni

Realizzare una biografia che davvero, in un certo senso, riporti in vita un artista scomparso, è un'impresa non facile, ma certamente affascinante. Di sicuro, bisogna amare e comprendere in profondità quell'artista e la sua opera. Troppo spesso certe biografie sono eccessivamente celebrative, retoriche e senz'anima. Salma Hayek volle fortemente un film sulla vita di Frida Kahlo, di cui essere la protagonista. Ed è stata realizzata un'opera di grande intensità, che cerca di cogliere le sfaccettature della personalità di una donna complessa, affascinante, straordinariamente emancipata, che ha vissuto appieno i cambiamenti epocali del Novecento. Un film in cui le opere della Kahlo, la loro rappresentazione all'interno del film, il racconto della vita dell'artista si intrecciano, si confondono, ammiccano l'uno all'altro. Il film è come una cornice in cui le immagini possono scorrere, in cui vita e arte (ricostruite dalla finzione filmica) si intrecciano, si spiegano e si raccontano a vicenda. Lo si nota fin dall'inizio, nei colori squillanti del Messico, che richiamano i colori forti e vibranti, vivaci e sanguigni delle tele di Frida.Il film inizia raccontando un evento cruciale per la vita della Kahlo che, a diciotto anni, ha un gravissimo incidente. Tutti credono che non potrà mai più camminare, ha le gambe spezzate in diversi punti e la colonna vertebrale danneggiata, ma la giovane dimostra una straordinaria tempra e sottoponendosi a cure dolorossisime torna a camminare. La sua salute però ne risentirà per sempre, il suo fisico resterà debilitato. Da quel momento la vita di Frida sarà sempre una lotta, contro la malattia, ma anche contro le ingiustizie. Frida infatti è comunista, e negli ambienti della lotta conosce quello che sarà il suo grande amore, Diego Rivera. Pittore anche lui, di grande successo, che però a differenza della moglie, dipinge quadri con temi sociali, veri e propri murales monumentali. Per Frida la pittura è uno sfogo, un modo per esprimere le più intime sofferenze, sia fisiche che psicologiche, i traumi, gli abbandoni, raccontate attraverso tele in cui ritrae se stessa, le persone che ama e i suoi incubi, a tinte forti. Fin dall'inizio del film le tele e le immagini impresse sulla pellicola si confondono.Negli incubi della protagonista le sue tele e gli inquietanti personaggi rappresentati prendono vita. La regista confonde volutamente piani e linguaggi nelle scene più emblematiche , per spiegare allo spettatore gli stati d'animo della protagonista e il significato delle opere della Kahlo.L'inquadratura fissa di Salma Hayek immobile su una sedia in una scena diventa l'inquadratura ravvicinata della tela "Self portrait with cropped hair", per poi tornare ad essere inquadratura  della Hayek non appena questa si muove. E' un film in cui le sequenze oniriche,che confondono vita e arte,costituiscono gli "accenti" del racconto, delle sottolineature. Si racconta la vita di Frida, il rapporto con Rivera, dal quale si allontana per un lungo periodo, la sua breve relazione con Trotsky, la sua bisessualità, ma si raccontano anche i cambiamenti di un secolo, l'emancipazione femminile, ancora riservata alle donne più intellettuali, si racconta anche il cinema (quando Rivera si reca a New York con la moglie, quest'ultima lo sogna la notte come un King Kong che si arrampica su un grattacielo per rapirla). Ma ciò su cui si concentra la regista è la strordinaria capacità di una donnache attraverso l'arte ha raccontato il dolore e il male senza farsi sopraffare, spesso con ironia, altre volte con tristezza. Pur non risparmiandosi qualche cliché sul Messico e la tequila, Julie Taymor (non a caso la regista è una donna) ha realizzato un film sulla vita di questa artista senza eccessi stilistici ma con una certa dose di originalità. Racconta l'arte lasciando che penetri nella struttura filmica, e facendo in modo che il film svisceri ciò che la tela muta non può raccontare del tutto, una vita vissuta intensamente, fragilità e forza d'animo, dolore e coraggio.

C.G.


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